Formazione
MICHELE TEMPESTA
Livorno 02-02-1963
Ricerca pittorica – materia, superficie, figura
Il mio lavoro nasce da una ricerca sulla materia pittorica e sulla superficie, prima ancora che dall'immagine. L'interesse è rivolto alla pittura figurativa e alla figura classica, ma attraverso materiali, supporti e procedimenti che sottraggano all'opera l'aspetto della semplice rappresentazione.
Lavoro su tavola e su tela, utilizzando anche preparazioni a base di intonaco e materiali di derivazione muraria, applicati e lavorati direttamente sul supporto. La superficie viene costruita per strati, modificata, abrasa e ripresa, fino a diventare parte integrante dell'immagine. Non cerco quindi di imitare artificialmente un affresco antico: mi interessa piuttosto ottenere una materia che abbia una propria fisicità, nella quale la pittura sembri emergere dalla parete anziché semplicemente appoggiarsi su di essa.
Utilizzo prevalentemente acrilici, lavorando molto sul rapporto tra pigmento e fondo, sulle velature, sulle variazioni di assorbimento e sulle irregolarità della superficie. Questo procedimento mi permette di ottenere risultati differenti a seconda del supporto: dalla maggiore compattezza della tavola alla risposta più elastica della tela preparata con intonaco.
La ricerca sulla materia procede parallelamente a quella sulla figura. Il riferimento al mondo classico non nasce dalla volontà di citarlo o riprodurlo, ma dall'interesse per il corpo inteso come forma, volume e presenza. Volti, mani e soprattutto panneggi vengono costruiti quasi scultoreamente attraverso luce e chiaroscuro. Il panneggio, in particolare, non è per me un elemento decorativo: diventa struttura, movimento e, in alcuni lavori, quasi un'architettura che costruisce la figura.
La tavolozza tende alle terre, agli ocra e alle tonalità naturali, proprio per mantenere un rapporto stretto tra colore e materia del supporto.
Il mio lavoro rimane volutamente aperto alla sperimentazione. Non considero intonaco, tela o tavola come semplici supporti alternativi, ma come materiali che possono modificare il linguaggio stesso dell'opera. È in questo rapporto tra materia, figura e memoria del classico che si concentra oggi la mia ricerca pittorica.
Mi sono avvicinato alla pittura fin da giovane, spinto da una naturale attrazione per il disegno e per la materia. Ho frequentato corsi privati di disegno e pittura, lavorando con diversi pittori che hanno arricchito la mia formazione, ma considero il mio percorso essenzialmente autodidatta. L’ambientein cui sono cresciuto, intriso di sensibilità artistica, e l’esempio familiaredi chi dipingeva per passione hanno alimentato fin dall’inizio la miavocazione.
Ho sempre sentito un legame profondo con la tradizione classica. Nei mieistudi mi sono concentrato sul disegno rinascimentale, sull’anatomiamichelangiolesca, sui panneggi leonardeschi, sulla compostezza di Raffaello esull’energia dei Carracci. Di quel periodo ammiro non solo la perfezioneformale, ma soprattutto la concezione artigianale dell’arte: nelle botteghe delRinascimento l’artista era anche artigiano, capace di dominare ogni fase delproprio lavoro.
Questo spirito è alla base del mio modo di intendere la pittura. Realizzopersonalmente i supporti, preparo i materiali e considero il processo tecnicoparte integrante dell’espressione artistica. Ogni opera nasce da un gestomanuale, consapevole e meditato, che unisce ricerca estetica e costruzionemateriale.
La costruzione del supporto non ha soltanto una funzione tecnica, ma costituiscono parte integrante del linguaggio espressivo. Il muro diventa per me una materia viva, che trattiene la memoria del gesto e del tempo. Lavorare su una superficie preparata manualmente significa instaurare un dialogo diretto con la materia, restituendo alla pittura quella dimensione fisica e artigianale che considero essenziale: il contatto concreto con la sostanza, la luce che nasce dal colore, la verità del segno che emerge dalla profondità dell’intonaco.
Pur muovendomi in un ambito figurativo, non cerco la semplice rappresentazione del reale. La forma per me è un punto di partenza, un luogo da cui scaturisce una tensione interiore. Attraverso il disegno, il colore e la materia cerco di restituire non tanto ciò che vedo, quanto ciò che sento: la vibrazione di una luce, la densità di un silenzio, la fragilità di un corpo o di un pensiero.
